Augusto Pierfederici, mugnaio intraprendente

Una cartolina inviata da Augusto Pierfederici a sua moglie, nel giugno 1912, durante il periodo di “soggiorno” nella clinica di Bologna.

Esattamente 100 anni or sono…

E’  il 15 agosto 1912 e non tutti i sanmichelesi sono tranquilli a godersi l’estate. C’è infatti chi la gita fuori porta l’ha fatta non per una vacanza ma per ben altri motivi, molto meno gioiosi: Augusto Pierfederici, mugnaio, si trova a Bologna, in una clinica, dove attorno alle 9:30 hanno fine le sofferenze procurategli dalla travagliata malattia degli ultimi mesi.

Non aveva ancora compiuto 57 anni; una vita interessante e brillante alle spalle, e vari frutti che si aspettava di raccogliere negli anni a venire. Tante iniziative avviate e sviluppate per lavoro, per profitto… ma sicuramente anche per ingegno, per passione, mirando al mitico progresso tecnologico… e dalle notevoli ricadute sociali, paesaggistiche ed umane. Di certo non poteva avere piena consapevolezza della loro importanza e portata. Noi oggi sì e per questo è il caso di ricordarlo, in quanto sorta di “fondatore” (seppur forse inconsapevole) di San Michele al Fiume.

Il piccolo Augusto Pierfederici nasce il 30 settembre 1855 a Mondolfo, all’epoca nello Stato Pontificio. Come altri importanti personaggi di San Michele al Fiume della sua generazione (Giovanni Agostinelli, Tommaso Maughelli) è dunque un “forestiero”. I suoi genitori sono Leopoldo Pierfederici, di Mondolfo, 31 anni, e Serafina Pernini, da Roncitelli (comune di Senigallia), 24 anni, semplici contadini. Si aggiunge alla prole un solo altro fratellino, Ernesto, nel 1861, nato sempre a Mondolfo, ora facente parte del Regno d’Italia, da poco costituito.

Ernesto Pierfederici, fratello di Augusto

Nonostante la famiglia sia umile, forse grazie al fatto che non è numerosa, entrambi i figli riescono a studiare, perlomeno fino ad imparare a leggere e scrivere (cosa alquanto rara per l’epoca). In un anno non ben definito si trasferiscono nel comune di Monterado e qui dopo poco le strade dei due fratelli si dividono: il piccolo, Ernesto, rimane lì con i genitori, mettendo su famiglia con una ragazza di Tomba di Senigallia (oggi Castelcolonna); Augusto invece finisce a Mondavio, probabilmente proprio perché intraprende la carriera di mugnaio (o molinaro) nei molini gestiti dalle famiglie Spinaci (anche questi ultimi erano originari di Mondolfo e dunque forse già noti alla famiglia Pierfederici).

Superna Spinaci

Qui nel 1882, a 27 anni, sposa Superna Spinaci, figlia di Luigi, molinaro del molino “Comunità” di San Michele. Dopo le nozze risiedono per qualche anno a Castelleone di Suasa, con ogni probabilità sempre per questioni di molini. Poi attorno al 1887 tornano a San Michele, dove Augusto diventa di fatto il mugnaio titolare, non avendo suo suocero Luigi altri figli maschi a cui trasmettere il mestiere.

Gestire un molino era per l’epoca una condizione abbastanza privilegiata: ce ne si può convincere osservando che i figli e le figlie dei mugnai si sposassero spesso con esponenti di famiglie importanti, magari non nobili ma comunque abbastanza facoltose. Detto ciò è già un po’ strano che Augusto si fosse maritato con Superna, ma in più a un certo punto si trova in qualche modo a gestire non solo uno ma più mulini. Infatti nel 1903 si crea la “Società Mugnai – Mondavio-Corinaldo”, che comprende non solo i molini afferenti al nostro vallato ma anche altri, fino addirittura alla valle del Nevola, inclusi anche impianti situati nei comuni di San Lorenzo in Campo, Castelleone di Suasa e Ripe. E’ difficile capire esattamente dietro quali idee fosse nata e che ruolo ricoprisse il Pierfederici ma di certo uno di qualche importanza, forse di amministrazione, visto che ancora la famiglia conserva un ricco pacchetto di carte relative a questa realtà.

La firma di Augusto Pierfederici

Augusto, come già accennato, sa scrivere. A dire il vero nelle sue lettere non si esprime in maniera così chiara e fluente, ma evidentemente è abbastanza intelligente, concreto, carismatico e preciso, se si ritrova più volte a ricoprire il ruolo di amministratore di società commerciali. Come nel caso della fornace!

Pur continuando ad essere identificato in tutti i documenti come mugnaio infatti, il nome di Pierfederici si lega fortemente alla moderna fabbrica di laterizi con forno Hoffmann, che viene impiantata quando Augusto è sulla soglia dei 50 anni, nel 1905, a ridosso del Rio Pulcino, nelle campagne ricche di argilla del comune di Mondavio, in zona Piano San Michele, sfruttate già da secoli e secoli per ricavare mattoni, cotti in piccole e antiche fornacette. Della società, che si costituisce nel 1907, fanno parte Tommaso Maughelli (proprietario del terreno, e delle fornacette preesistenti) e i fratelli Antonio e Nicola Allegrezza, di Ripe. Questi ultimi sono già nel settore, essendo i padroni della fornace di Passo Ripe, e investono denaro e conoscenze in questo nuovo progetto a patto che, a quanto sembra, ci fosse in società anche Augusto Pierfederici. Forse conoscono le sue doti proprio perché con la società dei molini si era spinto fino al fiume Nevola, oppure perché la sua famiglia abitava a Monterado… fatto sta che diventa amministratore anche di questa società. L’impianto va bene; il lavoro di estrazione della terra, di realizzazione dei mattoni, di carico e scarico dei forni è tutto compiuto a mano e la manodopera necessaria è tanta (circa 40 addetti nei periodi di massimo lavoro). Come da copione della “rivoluzione industriale”, tante famiglie di neo-operai si concentrano attorno alla nuova fabbrica e si crea velocemente il primo piccolo nucleo del paese di San Michele al Fiume.

Una pubblicità della fornace, pubblicata nel 1934 in “La Provincia di Pesaro ed Urbino” di O.T. Locchi. Da notare la scritta in fondo che sottolinea come attorno allo stabilimento sia sorto un paese. Divertente poi il numero di telefono!

Ma Augusto è ancora un mugnaio, nel suo molino di San Michele. Ed è proprio qui che nasce una nuova impresa: l’idea di portare nella zona la corrente elettrica, producendola nel molino stesso!

L’intestazione del modulo di richiesta di fornitura elettrica alla ditta Augusto Pierfederici & C.

Un qualcosa di rivoluzionario, non solo per la novità del prodotto, ma anche per la modalità di vendita: non è sufficiente produrre la corrente, sono necessarie anche linee di distribuzione! L’obiettivo è di servire la piccola frazione ma soprattutto il paese di Mondavio, oltre che addirittura i comuni di Orciano e Corinaldo. Nel 1909 viene creata una società, amministrata di nuovo da Pierfederici, assieme ad altri mugnai (Spinaci) e non (abitanti di Corinaldo), e si lavora al notevole investimento. Vengono installate, su progetto Calzoni di Bologna e con il supporto degli Agostinelli, meccanici sanmichelesi, due moderne turbine, un motore (per i periodi di secca) e un alternatore, di fianco alle macine già esistenti, e si realizzano le linee per coprire la zona prevista. Completati l’impianto, le infrastrutture e l’organizzazione, si entra in produzione a fine 1910, vendendo energia elettrica a enti pubblici e privati.

Quasi gemella a questa c’è un’ulteriore società, per la gestione di un nuovo molino a Orciano, denominato San Gaetano. Viene costruito nell’aprile 1910 su un terreno dove non c’è un corso d’acqua e dunque le macine si muoveranno a trazione elettrica, utilizzando proprio la corrente proveniente da San Michele. Un’idea innovativa e anche un po’ azzardata, considerando che questa fantomatica energia elettrica ancora nella zona non l’ha mai vista nessuno, e che l’impianto di produzione di San Michele viene concluso proprio negli stessi mesi, avendo in mano, per quanto riguarda produzione ed efficienza, solo delle previsioni.

Una cartolina con la fornace di Orciano

Sempre a Orciano si aprono altre opportunità: i fratelli Mariano e Giovanni Gasparini hanno impiantato insieme a Teresa Buzzetti in Spadoni una fornace laterizi a sistema Hoffmann, simile a quella di San Michele. Nel novembre 1910 entrano a far parte di questa, al posto della Buzzetti, le stesse tre famiglie già citate per l’impianto sorto pochi anni prima: i fratelli Allegrezza, Tommaso Maughelli e Augusto Pierfederici, che ancora una volta si assume l’onere della dirigenza.

Grossi progetti, grandi investimenti e di conseguenza anche lunghi tempi di recupero del denaro investito. Una serie di sfide degne di chi ha la stoffa dell’imprenditore, con idee, intuizioni ma anche coraggio di rischiare in settori innovativi – che potrebbero andar bene come potrebbero rivelarsi fallimentari – e tenacia, nello sviluppare i progetti fino alla realizzazione effettiva.

Purtroppo però nel 1910 Augusto Pierfederici deve recarsi a Bologna non per parlare della centrale idroelettrica presso la ditta Alessandro Calzoni, ma per problemi di salute! Un fastidio ad alcune ghiandole viene fatto osservare al medico della “Casa di Cura Chirurgica” di Via Begatto. Già nel dicembre 1910 viene sottoposto a una prima operazione. Forse la situazione sembra migliorata, anche grazie a una serie di cure prescritte, ma l’anno successivo occorre ripetersi con un secondo intervento chirurgico. Nel giugno 1912 il medico opera di nuovo con un terzo intervento sul diagnosticato tumore alla faringe ma, nonostante sembri essere andato bene, in agosto la situazione peggiora, fino al 15 del mese, quando viene a mancare. Ironia della sorte: il giorno corrisponde con il ferragosto, festività istituita nell’antica Roma dall’imperatore Augusto!

La casa costruita da Augusto Pierfederici come propria residenza, a San Michele.

Dopo aver dato avvio a tante imprese partendo quasi dal nulla, Augusto Pierfederici muore, senza nemmeno avere il tempo di constatare se ci aveva visto giusto, se le idee funzionano bene, quali siano gli effetti sull’economia e la società… tutte cose per cui il testimone passa ai figli (assieme alle varie amministrazioni e pure ai debiti in attesa del recupero degli investimenti più grossi degli ultimi anni). Sì, perché, seppur il racconto della vita privata si sia interrotto al matrimonio, la moglie Superna, tra Castelleone e San Michele (prima risiedendo al molino e poi nella nuova bella casa, edificata a fine ‘800 lungo la Cesanense, in corrispondenza del passo che portava allo stesso molino), aveva portato avanti numerose gravidanze, con ben 5 figli sopravvissuti fino all’età adulta: Tarquinio, Tito, Maria, Ada e Torquato.

Tarquinio Pierfederici, a Bologna nel 1912.

E a Bologna, ad assistere il babbo morente, c’è il primogenito, Tarquinio. E’ sposato da tre anni e sua moglie Nicolina è incinta, al 7° mese. Il nonno Augusto per un pelo non farà in tempo a conoscere il suo primo nipote, che i genitori non potranno che chiamare a loro volta Augusto, “rinnovando il nome” dell’illustre antenato, e che… è mio nonno!

Pare che una foto del vecchio Augusto esistesse, ma in 4 anni di ricerche in lungo e in largo non c’è stato verso di farla saltare fuori. In compenso esiste ancora un busto di gesso, che il figlio Tito fece fare a Fossombrone, successivamente alla morte del babbo. E’ d’effetto, anche se è un po’ ingombrante e forse non troppo fedele ai reali lineamenti del soggetto…

Questo articolo è poco più che un resoconto dei fatti principali. Ci sarebbero ancora alcuni piccoli dubbi da chiarire, e, volendo, tanto da approfondire. Sicuramente lo si farà in articoli successivi e forse anche in un libricino, un giorno… prima o poi! Con la speranza di poterci inserire anche la misteriosa ed introvabile foto…

Piero

Le informazioni e i documenti sono stati reperiti nei seguenti archivi: comunale di Mondavio, parrocchiale di Mondavio, parrocchiale di San Michele al Fiume, comunale di Monterado, parrocchiale di Monterado, parrocchiale di Castelleone di Suasa, parrocchiale di Mondolfo, www.piccioli.com, Archivio di Stato di Pesaro, Archivio Notarile Distrettuale di Pesaro, Biblioteca Federiciana – Fano, Archivio privato Ornella Morelli-Pierfederici, Archivio privato Rita Pierfederici, Archivio privato sorelle Clara e Paola Romiti. Importanti anche i libri “Gl’impianti idroelettrici delle Marche dalle prime utilizzazioni ad oggi” dell’ing. Getulio Emanuelli, e “La provincia di Pesaro ed Urbino” di Oreste Tarquinio Locchi; e gli articoli di Giuseppe Pierangeli. Preziose alcune memorie orali, in particolare quelle di Marco Boldrighini e Livio Mariotti, nipoti di Ernesto Pierfederici, di Fano. Grazie a tutti!
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4 risposte a Augusto Pierfederici, mugnaio intraprendente

  1. Bravo, complimenti, veramente un grande lavoro

  2. Piero scrive:

    Grazie!

  3. mirco spinaci scrive:

    complimenti per la ricerca molto interessante.

  4. Pingback: La Fornace e i suoi Operai nel dopoguerra | sanmichelealfiume.it

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