Una lettera di 100 anni fa che racconta della “Settimana Rossa”

E’ emozionante quando, spulciando in archivi privati, si rinvengono documenti che testimoniano l’intrecciarsi della storia locale e privata con quella nazionale. Come nel caso di una lettera, di cui pubblichiamo la trascrizione in questo articolo, in cui si descrivono gli sconvolgimenti registrati lungo tutte le Marche durante la Settimana Rossa del 1914. Il collegamento con San Michele al Fiume è solo indiretto ma il documento è curioso ed è stato scritto esattamente 100 anni fa: due buone ragioni per prenderlo in considerazione!

Francesco Michelangeli era nato in comune Sant’Ippolito – frazione di Reforzate – nel 1864. Di buona famiglia, ebbe la possibilità di studiare e… nel 1914 era un signore che lavorava per conto dello Stato nel ruolo di Esattore delle Tasse, nella città di Teramo, in Abruzzo. Insomma il tipico marchigiano di cui parla il celebre proverbio: “meglio un morto in casa che un marchigiano alla porta”.

Francesco Michelangeli (1964 - 1951)

Francesco Michelangeli (1864 – 1951)

All’epoca chi aveva la fortuna di saper leggere e scrivere poteva chiacchierare con i propri cari diffusamente anche a distanza, ovviamente via lettera. E tra le tante lettere che lui scrisse ai fratelli (in particolare a don Quinto Michelangeli, che era parroco di Reforzate) e che sono ancora conservate, ce n’è una che racconta un viaggio “piuttosto movimentato”. La lettera porta la data di esattamente 100 anni fa, il 16 giugno 1914. Il viaggio è quello di ritorno dopo un periodo di ferie passato nel paese natìo; dunque Reforzate-Teramo (200 km abbondanti). Nella narrazione si dice che il tenace Francesco partì da Fossombrone la mattina di giovedì 11 giugno, per giungere a destinazione sabato 20 giugno verso mezzogiorno!!

Che accadde?? Erano così lenti i treni a vapore?? Leggete voi stessi l’odissea del viaggio raccontata dalla sua propria voce. Qui di seguito, in corsivo, la trascrizione. Sono stati evidenziati in grassetto tutti i nomi di città e località snocciolate nel corso della narrazione, che si sposta progressivamente e lentamente verso sud attraverso tutte le Marche fino all’Abruzzo.

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L'intestazione della lettera scritta il 16/06/1914

L’intestazione della lettera scritta il 16/06/1914. La calligrafia non è delle più chiare… ma grazie alla efficiente trascrizione non avrete problemi di lettura!!

Car(issi)mo Fratello

Teramo, 16/6/914

Eccoti la narrazione del viaggio di ritorno a Teramo piuttosto movimentato.

Come hai saputo da Eugenio e Nina dopo una serie di sì e di no giovedì mattina partii da Fossombrone per Fano ove arrivai senza incidenti.

Recatomi alla stazione la trovai occupata da un picchetto di soldati con due o tre impiegati, ma di servizio di treni non si parlava. Il Capostazione alle domande rivoltegli dai viaggiatori che volevano partire rispondeva: io non comunico che con Pesaro e Sinigallia e non più oltre, se da queste stazioni verranno i treni io li farò proseguire, se no è giocoforza attendere. E con questa intesa si passò la giornata, sempre pensando «ma è possibile! Domani certamente le comunicazioni saranno ristabilite».

L’indomani mattina per tempo nuova occupazione della stazione dei sette o otto viaggiatori che attendevano anche da tre giorni, ma le notizie invece di essere più buone, tendevano al peggio. Si sapeva che a Rimini era stato bruciato il ponte sul Rubicone, che a Falconara erano state divelte le rotaie e danneggiata in altre parti la linea. Io pensavo: se ritorno indietro mi occorrono per lo meno tre o quattro giorni di sosta; d’altra parte ho pure interesse di essere a Teramo per la vicinanza del bimestre. Bisogna pure risolversi. Nota intanto che qualche passante o con la motocicletta o colle automobili asseriva che oltre Ancona lo sciopero ferroviario non aveva attecchito e con molta [?] probabilità il servizio anche ridotto funzionava. Sicché comunicando le idee tra i colpiti in aspettativa ebbi occasione di intendermi con un fattore pugliese e ci mettemmo d’accordo di andare fino in Ancona per sincerarci della cosa e tentare di passare. Io riflettevo: per male che vada se oltre Senigallia non si passa risalirò a Mondavio. Se oltre Ancona non si passa andrò a Macerata. E con questo programma noleggiammo un legnetto fino a Falconara perché il vetturino non volle condurci fino in Ancona per timore di essere maltrattato. E partimmo. Per istrada non fummo molestati, ma dovemmo notare vicino alle borgate ed a Senigallia i danneggiamenti alle linee telegrafiche e telefoniche e un andare e venire di scioperanti rivoluzionari colle biciclette e colle automobili del sindacato ferrovieri con bandiere rosse che sventolavano in ogni gruppetto di case.

Passammo Sinigallia dalla parte lontana dal corso ove già la folla tumultuava ed era alle prese colla truppa. E senza disturbo giungemmo a Falconara. Qui le notizie erano sempre gravi. In Ancona non si entrava che difficilmente perché bisognava passare la trafila dei due governi, il rivoluzionario fuori le mura e l’occupazione militare dentro. Ma il bello era che di treni non si parlava. La stazione di Falconara deserta, nessuna speranza.

Però si sapeva sempre che attraversata la zona di Ancona il tumulto era in decadenza e qualcheduno assicurava che il giorno prima un treno era partito dalla stazione di Osimo. Allora stabilimmo di prendere un’altra carrozzella ed andare alla stazione di Osimo. Come sai Fano dista da Ancona 48 chilometri e Osimo da Ancona 15 o 20. Con un baroccino girando la strada che volta alle Torrette senza entrare nella città oltrepassammo la zona rivoluzionaria sempre fra le bandiere rosse appiccicate ai pali alle cercque ai campanili attraversando un territorio splendido, e giungemmo alla stazione di Osimo circa le 3 dopo mezzogiorno di venerdì. Quivi apprendemmo che era vero che il giorno prima era stato formato un treno di poche vetture ma aveva fatto come il corvo di Noè cioè era partito senza ritornare. Però la gente ci diceva: è certo che dalla stazione di Loreto qualche treno partirà. Allora bisognava andare alla stazione di Loreto. Altro barroccino e via a Loreto che dista una diecina di chilometri. Effettivamente qui trovammo un treno in partenza e salimmo subito giungendo a Porto Civitanova ove il treno si fermò. Il capostazione ci disse: Per questa sera il treno non prosiegue, ma domattina venite alle 7 che si parte. In questa intesa andammo in paese a mangiare e dormire. La mattina alle 7 tutti pronti ma la stazione era chiusa con la scritta: Chiuso per sciopero del personale. A Portocivitanova vi erano 5 viaggiatori che volevano andare ad ogni costo a Castellamare Adriatico e tutti quanti ci combinammo di noleggiare un automobile, loro per Castellamare io fino a Giulianova, e alle 7½ partimmo facendo un viaggio rapido e bello perché era una bella giornata e la notte aveva piovuto. Alle 10 ero a Giulianova ed a mezzogiorno di sabato a Teramo, perché vi era il treno in partenza.

Come esercitazione sportiva il viaggio è stato buono come esperimento di portafoglio un po’ caretto perché la spesa: da Fossombrone a Fano £ 2.20. Da Fano a Falconara £ 8.00. Falconara a Osimo £ 6.50. Osimo Loreto £ 3. (Ferrovia Loreto Portocivitanova gratis) Portocivitanova Giulianova £ 11.60. Giulianova Teramo £ 0.85. Vitto ed alloggio in tutto £ 15.00. In complesso due giorni e mezzo di viaggio ed una settantina di lire di spesa. Ora mi sono riposato e penso che se la Nina veniva con me avrebbe dovuto fare proprio un viaggetto di piacere. Ma non abbandoniamo l’idea che riprenderemo a più presto.

Qui a Teramo ho trovato tutto tranquillo e tutto in regola. Sento dai giornali che tutto rientra nella legalità anche da voi e quindi riprendiamo le occupazioni con coraggio.

Ho domandato dei prezzi del miele, ma ancora non se ne sono fatti. Solo ritengono i detentori di buone partite che si possa fare dalle £ 70 alle 75 nette di imballaggio ed un buon sintomo del prezzo che tenderà a mantenersi si è l’aumento subito recentemente dagli zuccheri. Il sindacato agricolo però come sai che fa anticipazioni su deposito non ha ancora stabilito la somma e per adesso non posso fornirti altre notizie.

Salutami tutti e credimi

affezionatissimo

F Michelangeli

Saluti e firma di Francesco Michelangeli

Saluti e firma di Francesco Michelangeli

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Ora forse vi chiederete: cosa accadeva in quei giorni? Ma anche… dove hai trovato questa lettera?

La famiglia Michelangeli è imparentata con i Pierfederici di San Michele al Fiume. Un po’ di tempo fa una Michelangeli mi donò una ricca serie di documenti e carte di famiglia… Sfogliandoli mi è caduto l’occhio su questa lunga lettera dall’argomento così movimentato! Al che anche io mi sono chiesto: “cosa accadeva in quei giorni??”.

Il periodo in cui è ambientata la vicenda corrisponde con la cosiddetta “Settimana Rossa”. Un moto di indignazioni con disordini e scioperi che si verificarono in tutta Italia e che ebbe origine da un episodio avvenuto ad Ancona il 7 giugno 1914, quando i carabinieri intervennero durante un comizio anarchico/repubblicano/antimilitarista, aprendo il fuoco e uccidendo tre uomini.

Era un periodo piuttosto caldo se si pensa che solo 20 giorni dopo si verificò il famoso assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo, evento che portò verso lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Argomento di cui avremo certamente modo di parlare in futuro…!

Che emozione quando la piccola storia privata tocca argomenti rilevanti di quella nazionale! Se qualcosa di simile è capitato anche a voi, nostri affezionati lettori… CONTATTATECI!

Piero Livi

Fonti: la lettera attualmente è conservata nel mio archivio privato ma, come detto nell’articolo, fa parte di una collezione di documenti d’epoca che mi è stata donata da una Michelangeli (non diretta discendente di Francesco, il quale non si sposò e non ebbe prole, bensì di suo fratello Giuseppe). Si chiama Maria e la ringrazio tanto per la stima e la fiducia che mi ha dimostrato con questo gesto!
Grazie anche a Valerio Pichini (altro discendente dei Michelangeli che guardacaso abita proprio a Teramo) per le informazioni che mi ha dato su Francesco e la famiglia.
Sulla Settimana Rossa voglio riportare un paio di passi interessanti tratti da pubblicazioni cartacee.
Da “Pagine Anconetane – La città nelle raccolte della Biblioteca “Benincasa” (catalogo di una mostra tenutasi dall’8/11/2013 al 31/01/2014)”, pag. 42-43: «Il moto iniziò durante un comizio antimilitarista, tenutosi a Villa Rossa il 7 giugno 1914, per iniziativa di un gruppo di anarchici e di giovani repubblicani. Tra essi spiccava Errico Malatesta. Si giunse ad uno scontro con i carabinieri che volevano impedire ai comizianti di turbare il concerto della banda militare che si teneva a Piazza Roma. Le conseguenze furono tragiche: i repubblicani Budini e Casaccia caddero sul colpo, mentre l’anarchico Ciambrignoni morì più tardi in ospedale.
Un’ondata di indignazione si sparse subito per tutta la città, mentre le forze di polizia si tenevano cautamente distanti.
Il Comitato Centrale del Sindacato dei Ferrovieri era riunito ad Ancona e su proposta di Errico Malatesta dichiarò lo sciopero di categoria, che per motivi organizzativi iniziò il 9 giugno, in concomitanza dei funerali dei manifestanti che tuttavia si svolsero in maniera abbastanza tranquilla, e in alcune regioni solo il 10. I moti delle Marche e della Romagna, si propagarono in Toscana ed in altre parti d’Italia. Lo sciopero generale durò un paio di giorni, la successiva mobilitazione dell’esercito convinse il sindacato ad abbandonare la lotta.»

Dalla collana “Storia d’Italia” di Indro Montanelli, nel volume “L’Italia di Giolitti (1900-1920)” – 1974, capitolo nono, pag. 169: «A fine giugno [1914] una dimostrazione antimilitarista nella Marche, orchestrata dagli anarchici, provocò duri interventi della polizia che lasciarono tre morti sul selciato. Dalle colonne dell’Avanti! Mussolini bollò con parole di fuoco “l’assassinio premeditato” e chiamò Salndra “il nuovo Pelloux”. Sotto il suo pungolo le masse scesero in piazza, disarmarono le truppe, occuparono i municipi, v’innalzarono bandiera con la falce e il martello, e diedero inizio a quella famosa “settimana rossa” che Mussolini definì, con pigmalionico compiacimento, “la più grande rivolta popolare che abbia scosso la Terza Italia”.»
Si trovano informazioni anche in internet, ad esempio nel sito dell’ “Archivio-Biblioteca Enrico Travaglini” di Fano, dove vengono pubblicate ricerche storiche molto interessanti che ci sono state utili anche in altre occasioni: http://www.bibliotecaliberopensiero.it/
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Una risposta a Una lettera di 100 anni fa che racconta della “Settimana Rossa”

  1. paolo macchi scrive:

    Bella e interessante.
    La lettera si chiude con queste parole abbreviate:
    Salutami tutti e credimi affezionatissimo
    FMichelangeli

    Complimenti per tutte le iniziative di questo sito.

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