La scatola di Speranza

Riceviamo e pubblichiamo questo articolo dell’amica Veronica Zaccaroni. Lei è di Bologna, ma ha origini di San Michele al Fiume, Sant’Andrea di Suasa, San Lorenzo in Campo… Le piace approfondire queste storie e per farlo non si è spinta solamente fino alle Marche, ma addirittura anche oltreoceano!

– – –

Nell’epoca della grande rivoluzione digitale, dove ogni cosa viene dematerializzata e digitalizzata, ritrovarsi a scoprire una vecchia scatola contenente foto di un secolo fa può essere emozionante come scoprire la tomba di un grande faraone.

Non ci troviamo sul set di Ritorno al Futuro, dove il viaggio nel tempo è reso possibile da una vecchia DeLorean trasformata in macchina del tempo da un eccentrico scienziato, ma ci troviamo in una comune casa che potrebbe essere quella di ciascuno di noi. Una casa abitata a lungo e che ha conservato negli angoli più nascosti immensi tesori che, ad un certo punto, vengono alla luce e ci proiettano in un istante in un fantastico viaggio temporale.

È così che tra le mani capita una vecchia scatola di latta o di cartone dentro cui c’è un mondo da scoprire o una storia da raccontare. Sta a noi saperla cogliere e valorizzare, per consentire agli altri di vivere l’ebrezza di un viaggio nel tempo.

La scatola dei ricordi

La scatola dei ricordi

E se ci pensiamo è forse questo il motivo che ci spinge ad immortalare i momenti più importanti della nostra vita con una fotografia o con un filmato: è la voglia di lasciare la traccia del nostro passaggio sulla terra, lasciare l’impronta della nostra presenza. Di lasciare un ricordo.

Ecco perché ritengo che il progetto di Piero e del suo sito sanmichelealfiume.it sia un lavoro molto prezioso, perché non solo tramanda e documenta la storia di una comunità, ma rende omaggio alle persone che sono passate in questo mondo, facendo rivivere il ricordo che i nostri avi hanno voluto tramandarci scegliendo di immortalarlo in uno scritto, in una foto o in un filmato.  Un lavoro che nel nostro piccolo dovremmo fare ogni qual volta ci troviamo di fronte a delle scatole dimenticate che vengono alla luce.  Perché, se anche a noi quei volti o quelle lettere possono non dire nulla, potrà esserci nel mondo qualcuno per cui valgono tantissimo.

A tal proposito voglio raccontarvi la storia della scatola di Speranza.

Le zie d'America

L’unica foto che la famiglia De Angelis conservava delle “zie d’America” (a destra Maria De Angelis e suo marito Mario Tarini)

Speranza De Angelis era la zia di mio nonno; non è mai vissuta a San Michele al Fiume, ma poco vicino: era nata a Monte Porzio alla fine del 1800 e si era poi trasferita con la famiglia a San Lorenzo in Campo, fino a quando, con il sopraggiungere della Prima Guerra Mondiale, aveva deciso di raggiungere la sorella Maria negli Stati Uniti, dove mise su famiglia ed abitò fino alla sua morte. Della loro storia e del loro ricordo rimane ben poco, quello che mia mamma si ricorda dai racconti fatti da sua nonna quando lei era bambina e una vecchia fotografia di un matrimonio: per lei erano le “zie d’America”.

 

 

Poi un giorno, nel 2017, sono andata a fare un viaggio a New York e nel visitare Ellis Island ho provato a cercare nel grande database notizie delle zie, così per fare una sorpresa alla mamma. Vedere comparire il nome di Speranza e il luogo “San Lorenzo in Campo” sul monitor mi ha fatto sobbalzare il cuore: forse non ci credevo nemmeno io di riuscirla a trovare al primo colpo. Conoscere la data esatta di nascita, il nome della nave su cui aveva viaggiato, la data del suo sbarco, mi dava la sensazione di vivere come dentro un film.

Speranza De Angelis registrata tra gli sbarcati a Ellis Island (New York)

2017 – Il momento dell’emozione al momento del ritrovamento della voce su Speranza De Angelis, registrata tra gli sbarcati a Ellis Island (New York)

Ho impacchettato le notizie e ho proseguito il mio viaggio, ma una volta tornata a casa qualcuno mi ha sfidato dicendomi che potevo anche spingermi oltre: cercare i suoi discendenti. Il compito era arduo, lo ammetto, perché le informazioni erano troppo poche e soprattutto troppo distanti nel tempo. Eppure, c’era qualcosa dentro che mi spingeva a provarci. La curiosità? O era Speranza che voleva che il suo ricordo non svanisse anche oltre oceano? Li ho cercati, e seguendo gli indizi uno dopo l’altro, intrecciandoli tra loro, incredibilmente li ho trovati. E con loro ho trovato la scatola della Speranza. Perché l’aspetto più incredibile è stato quello di aver trovato delle persone che si sono adoperate per conservare tutti i ricordi che “nonna Speranza” aveva conservato e che per loro probabilmente dicevano poco e nulla: una scatola piena di vecchie fotografie che si era portata con sé, come unico ricordo della sua famiglia di origine, e di fotografie che le spedivano dall’Italia in occasione degli avvenimenti più importanti (matrimoni, nascite, comunioni…). Per i nipoti di Speranza erano volti senza nome, mentre le storie di famiglia per noi erano spesso nomi senza volti. È iniziato un emozionate carteggio tramite cui ad ogni fotografia abbiamo associato un po’ alla volta un nome e un posto nell’albero genealogico. Finalmente quei nomi avevano per noi un volto e quei volti avevano per gli americani un nome. Addirittura nella famiglia italiana c’è chi è così anziano da ricordarsi pure l’unica volta che nel 1925 Speranza tornò in Italia con la sua primogenita e di tramandarci un simpatico aneddoto, che altrimenti sarebbe andato perso nel tempo.

1925 - Le sorelle Teresa, Speranza e Matilde De Angelis

1925 – Speranza (al centro) in visita in Italia, immortalata insieme alle sorelle Teresa (a sinistra) e Matilde (a destra)

Gasparino De Angelis (1896-1916)

Gasparino De Angelis (1896-1916), fratello di Speranza morto in guerra

Speranza era tornata a casa: il suo ricordo era di nuovo tornato a risplendere nel suo paese di origine assieme a tutti i suoi numerosi fratelli e ai suoi due genitori che mai nessuno aveva visto immortalati nelle fotografie. Grazie alla scatola di Speranza anche il fratello morto giovanissimo durante la Prima Guerra Mondiale, di cui era rimasta solo una anonima lapide nel cimitero monumentale di Modena, aveva finalmente un volto.

Un copia di ogni foto di un componente della famiglia di origine di Speranza è stata spedita ai relativi discendenti che ancora vivono in questi luoghi, lungo la valle del Cesano. In molti casi sono foto che nessuno aveva in casa e che ora può conservare proprio perché qualcuno ha avuto cura di conservarli. Grazie a ciò per la prima volta una donna ha visto la foto che la ritraeva da neonata in braccio ai suoi genitori: una foto scattata novant’anni fa. E io posso solo immaginare l’emozione di quella donna, ma ogni volta che ci penso mi convinco sempre di più che avere cura dei documenti dimenticati è un grande servizio che si può fare alla società e alle generazioni future, fosse anche solo per sorprendere, allietare o appagare la curiosità di qualcuno.

1927 circa - Giovanni Bacchiocchi e Matilde De Angelis con la figlia

1927 circa – Giovanni Bacchiocchi e Matilde De Angelis con la figlia

Ringrazio Pamela e la famiglia Marchetti per aver conservato la scatola di Speranza, mia mamma Guglielmina e i nonni Bruno e Tonina per avermi aiutato a ricostruire i volti delle foto, Esilde per l’aneddoto, mio marito Davide e mio figlio Tommaso per avermi supportato (e sopportato) in questo viaggio temporale e il mio amico Piero, non solo come fonte di ispirazione, ma soprattutto per il grande lavoro che sta facendo. E tutti quelli (zii e cugini vicini e lontani) che nel loro piccolo mi hanno dato una mano o un incoraggiamento a ricostruire questa vicenda.

 

Veronica Zaccaroni (Bologna)

Questa voce è stata pubblicata in Approfondimenti e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a La scatola di Speranza

  1. Guglielmina De Angelis scrive:

    Mia nonna mi raccontava spesso di Maria e Speranza.Ho sempre ammirato la forza di queste ragazze che,senza conoscere la lingua, hanno avuto il coraggio di salpsre l’oceano. Mi sto rendendo conto che i racconti dei nonni sono preziosi.

Lascia un commento

Il commento verrà pubblicato nel sito, qui in fondo a questa pagina, così come il "nome", inserito nell'apposito campo, che apparirà come intestazione dell'intervento, in evidenza.
E’ obbligatorio fornire il nome e l’indirizzo email (campi contrassegnati *) per avere la possibilità di commentare. Quest'ultimo non verrà pubblicato, ma potrà essere utilizzato dai gestori del sito per rispondere in privato al commento.
Per ulteriori dettagli si veda l'informativa sulla privacy.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.