Origini di S. Michele al Fiume

“Va pure sulla bocca di tutti – scriveva nel 1898 il mondaviese Giuseppe Stortoni[1] – la contrada di San Michele al Fiume. Però non è un vero aggregato di case, sebbene il previto principale della contrada, il cui centro è una chiesetta alla quale nei di festivi accorrono molti villici, che abitano d’intorno, retribuendo un sacerdote a loro spese per togliersi l’incomodo di accedere al paese affinché soddisfare il primo precetto della Chiesa. Siccome però da questo punto della strada Provinciale Pergolese si dirama l’altra pure Provinciale Mondaviese per Fossombrone, così in questo luogo eccentrico evvi pure la fermata della posta. Fra non molto si avrà una Scuola Elementare mista, che la designi più spiccatamente.”

San Michele al Fiume nell'800

XIX secolo – Ricostruzione della vista che si aveva dalla strada Pergolese provenendo da Pergola e giungendo nei pressi della chiesetta di San Michele (disegno G. Pierangeli)

Lo sviluppo dell’abitato si avrà, pochi decenni più tardi, a partire dai primi del ‘900, con la realizzazione della Moderna Fornace per laterizi della Ditta Eredi di Augusto Pierfederici e C.

Ma, come vedremo, uomini e animali hanno popolato la nostra zona fin dalle più remote epoche.

“Le radici del nostro albero genealogico – scrive il prof. G. Damiani[2] – arrivano fino ad oltre un milione di anni fa, con la comparsa in Italia dei Protantropi, la cui presenza nella nostra zona, sarebbe testimoniata da due “choppers” rinvenuti in una Ripa del Cesano, all’altezza del 16° kilometro della Strada Pergola-Marotta.”

CHOPPERS - utensili litici

Choppers o Chopping Tools – utensili litici

Nello stesso deposito sono stati ritrovati anche altri utensili attribuibili al Paleolitico Inferiore e Medio.

Alla confluenza del Rio Freddo e del Rio Maggio con il fiume Cesano, in “località Cirenaica”, sono stati ritrovati frammenti ossei fossilizzati sia di animali sia umani, selci lavorate, cocci di rozzo vasellame, residui di antica combustione.

Agostino Monti[3], nel 1878, presentando il risultato delle sue ricerche nella Valle del Cesano, scriveva: “Moltissimi altri reperti litici (lance, giavellotti, coltelli, seghe, raschiatoi, etc.) furono rinvenuti, fra le altre località, a San Michele al Fiume”.

Museo archeologico di S. Lorenzo in Campo - Cranio di Bos Primigenius

Museo archeologico di S. Lorenzo in Campo – Cranio di Bos Primigenius, rinvenuto nei pressi del Rio Freddo nelle vicinanze di S. Michele al Fiume

Il cranio di bisonte fossilizzato rinvenuto molti anni or sono nella nostra zona, conservato al Museo di San Lorenzo in Campo, è stato giudicato di grande importanza scientifica e fra i meglio conservati dal prof. Benedetto Scala, titolare della Cattedra di Paleontologia dei Vertebrati all’Università di Torino. Tale reperto viene fatto risalire all’Ultima o alla Penultima Era Glaciale (da 50.000 a 500.000 anni fa).

Nell’area sunnominata sono stati, anni fa, ritrovati anche il teschio di un altro animale ed un corno, con attaccata una porzione di cranio, appartenente ad altro esemplare di Bos, consegnati anch’essi al Museo Laurentino!

È testimonianza di Ugo Rellini[4], segnalata nel 1925, del ritrovamento, sulla sinistra del fiume Cesano, nell’abitato di San Michele al Fiume, di una Stazione Picena dell’Età del Ferro.

Di edifici Umbri, sempre sulle rive del Cesano, nel territorio mondaviese ne fa menzione l’abate corinaldese Cimarelli[5].

Con l’invasione Celtica (fine del V°, inizio del IV° secolo a.C.) anche nella nostra zona ha inizio lo sfruttamento agricolo operato dalle bellicose popolazioni che i Romani chiamarono “Galli”.

Sconfitti nella “Battaglia delle Nazioni”, al Sentino nel 295 a.C., vennero sottomessi ai Romani che fondarono la prima colonia sull’Adriatico: Sena (oggi Senigallia) e trasformarono Suasa in ricco e prospero “municipium”.

L’escavazione della creta, in epoca romana, è testimoniata dalla scoperta di alcune fornacette, fatta anni or sono, durante alcuni lavori di sistemazione dell’attuale Fornace.

Dopo la distruzione di Suasa (409 d.C.) e il progressivo abbandono del piano vallata in seguito alla Guerra Gotica (536-553 d.C.) nascono numerosi insediamenti sulle cime dei Colli, in posizione meglio difendibile dalle continue, devastanti, invasioni barbariche.

“Questa mia Patria con tutto il Vicariato suo – scriveva il 3 maggio 1629 nel suo celebre “Discorso” il mondaviese Francesco Seta[6] – piglia principio dalle ruine di Suasa Città regale de Senoni che ancor giacciono nel Piano del Cesano”.

Palustro Infecondo (pseudonimo del mondaviese Giovanni Antonini), dando nel 1684 alle stampe il lavoro del Seta, vi integrò delle preziosissime note di suo pugno riguardanti l’origine di Mondavio: “[…] Benchè non fuori di proposito da altre confuse tradizioni alcuni poco diversamente raccolgono, che l’antico Mondavio fosse prima un edificio o Casale del Territorio di Suasa ridotto poi in Castello dopo la distruzione della Città ma situato più vicino al Cesano in un podere hoggi degli Antonini detto l’Aguzza ove si scoprono fondamenti di case e di muraglie, che indicano le reliquie d’antico Castello”.

“Ed anche non molto addietro – aggiungerà poi lo Stortoni –un cadavere avente un “nummo” in bocca segno non equivoco di epoca pagana”.

L’identificazione della collina denominata “Aguzza” o “Spettarina” cui siamo pervenuti in seguito ad un esame effettuato alla pianta planimetrica del Territorio di Mondavio (Catasto Pontificio), giacente all’Archivio di Stato di Pesaro ed al relativo “Catastino”, stabilisce l’ubicazione del sito, appartenuto agli Antonini fino all’epoca dei rilievi pontifici e, oggi, di proprietà del sig. Giorgio Paci.

Territorio intorno al 1000

Territorio intorno al 1000 con evidenziati i siti legati alla storia antica del territorio che comprende San Michele al Fiume, Mondavio, Valdiveltrica e Orciano (disegno G. Pierangeli)

Su un tratto di terreno scosceso coltivato a vigneti, lungo la strada che declinando si ricongiunge con la strada comunale che prosegue fin sopra “la buca” della Fornace e conduce a San Michele al Fiume, nei lavori di scasso per l’ampliamento della vigna, Lino Falcinelli riportò alla superficie, alcuni anni fa, un consistente quantitativo di reperti di epoca romana: tessere di mosaico; reticolo di piombo con frammenti di laterizio (opus reticulatum); piastrelle rettangolari di pavimentazione (opus spicatum); frammenti di dolium (grosse olle); frammenti di vasi in terracotta; coppi; tegoloni per sepolcreti; blocchi di arenaria. La zona è giunta ai giorni nostri con la denominazione “Romanella”.

Il defunto, caro amico, Silvio Giacomelli ricordava che durante i lavori di sbancamento per il parcheggio del ristorante “La Botte” venne alla luce un largo tratto di pavimentazione romana.

Dall’area suddetta, un’antica strada, non completamente cancellata dall’aratro, sale fino alla sommità del colle denominato “Montericco”, su cui si erge una grossa costruzione di proprietà del dott. Ricci. È un sito veramente fenomenale! Ruotando su se stessi, fino a compiere un angolo giro, è possibile sconfinare con lo sguardo dal monte al mare, fin dove occhio umano riesce a focalizzare.

Il rustico, oggi completamente ristrutturato, presenta alcuni elementi architettonici (volte) che “spariscono” nelle fondamenta. Sono i resti visibili della diversa costruzione preesistente, di cui abbiamo trovato traccia nell’Archivio di Stato di Pesaro al mappale “Val di Vetrica”.

Proseguendo, in prossimità della strada, si trova l’abitazione dei coloni Moricoli. Nell’aia prospiciente il rustico, inducono ad attenta considerazione i segmenti marmorei di epoca romana, presentanti un notevole motivo ornamentale di elevata fattura, murati nella cuccia del cane! Sono, probabilmente, i resti di elementi architettonici decoranti l’ingresso di un edificio dedicato al culto, ubicato in prossimità del luogo: Sant’Eleuterio?

I Bizantini, ristrutturato l’Impero Romano con la Costituzione dell’Esarcato di Ravenna (nuova capitale) con annesse le due Pentapoli (5 città): marittima e montana o annonaria, diventano proprietari di quasi tutta la Valle del Cesano.

“Un ricordo di questa organizzazione Bizantina, a fini prevalentemente strategici, nella difesa dell’Impero contro le invasioni barbariche – scrive mons. A. Polverari[7] – si ha nel nostro territorio con il toponimo della Corte detta “Numero”, ubicata ai confini tra Mondavio, Orciano e Monte Porzio”, proprietà del Monastero di San Lorenzo in Campo.

I Longobardi, o “uomini dalla lunga barba”, popolo guerriero a tal punto da considerarsi un “exercitus” calano in Italia, guidati dal loro re Alboino nel 569 d.C.

Nel 727 d.C. avvenne la ben nota donazione di Sutri. Il re cattolico Liutprando occupò, come difensore del Pontefice, Bologna con le sue terre, la Pentapoli fino ad Osimo ed anche Sutri, nel Ducato Romano, che su espressa richiesta di Papa Gregorio II, venne riconsegnata alla Chiesa che, per la prima volta, otteneva il potere temporale su una città.

È forse questa la data alla quale si può, ipoteticamente, far risalire lo stanziamento di genti Bulgare e Slave sul territorio delimitato dalla: sinistra del fiume Cesano; cresta collinare spartiacque tra il Metauro ed il Cesano conformemente all’attuale strada orcianese che all’altezza di Piagge curva a sud per scendere a Rialdone; il Rio che da Orciano, passando per Mondavio, scende fino a San Michele e si getta nel Cesano.

Della presenza longobarda oltre al toponimo “Castellaro” e alla dedica all’Arcangelo guerriero della chiesa di San Michele del Fiume abbiamo anche i vocaboli “Sala” (Rio di San Michele detto “Saletto” o “Saliceto”) e “Gahagi” (Ponte delle Gagge).

Della “Terra Bulgarorum” si hanno numerosi documenti riguardanti la Cella, Cappella, Oratorio, Corte e Castello di “San Pietro dei Bulgari” corrispondenti all’attuale complesso in località Valdiveltrica.

Chiesa di San Pietro a Valdiveltrica

Chiesa di San Pietro a Valdiveltrica (disegno G. Pierangeli)

“So che gli Antonini – scrive il Seta[8] – hebbero la Signoria del Castello di San Pietro [oggi Valdiveltrica], e vennero giù da Faenza”.

“Pertanto parrebbe potersi concludere che l’antichissima Mondavio classificato tra i “vici” o “pagi” – scrive lo Stortoni[9] – fosse stato fabbricato dagli antichi Romani, a valle verso oriente e cioè nella parte meridionale della Contrada Valdiveltrica”.

Nel terreno del sig. Filiberto Sebastianelli ritrovamenti effettuati in seguito ai lavori di aratura hanno fornito, con quasi certa approssimazione, la possibilità di datare lo stanziamento esistente in loco.

I due esemplari di “Aes Formatum” (a forma di palmetta), moneta della Repubblica Romana in uso nell’Italia Centrale e nel Lazio, ci consentono di spingerci fino al VI-IV secolo a.C.. Si potrebbe ipotizzare una datazione più antica, considerando il pendaglio in bronzo, quasi sicuramente piceno, rinvenuto in loco, ricordando la testimonianza del Rellini della Stazione Picena dell’Età del Ferro, sulla sinistra del Cesano, nell’abitato di San Michele al Fiume.

Reperti

Nella Bolla del 24 maggio 1139 di Papa Innocenzo II in Laterano confermante all’Eremo di Fonte Avellana fra gli altri: “La chiesa di Sant’Eleuterio nella Corte del Castellare”, troviamo testimonianza dell’esistenza dell’area trattata in questa sintetica ricostruzione delle nostre origini (i possessi nel Cesano).

Nella Bolla di Alessandro III del 1178 compare per la prima volta il toponimo “Monte Avio”: “tutta la corte di Sant’Eleuterio e tutti i possessi in Monte Avio e nel Cesano”.

Quest’ultimo documento precede di poco l’edificazione del nuovo Castello di Mondavio cui presero parte i feudatari longobardi del “Castellaro” di Pietro de Guiducio Guidonis, i Bizantini della Corte di Sant’Eleuterio, gli Antonini signori del Castello di San Pietro di Bulgaria e gli scampati suasani dell’”Aguzza”.

G. Pierangeli

20/5/2019

 

Con la nascita del nuovo Castello che vedrà, nei decenni seguenti, Mondavio avere una netta supremazia sugli altri castelli del “Comitato quondam Fanii”, ponendosi a campo del “Vicariato” di noi rimarrà, per secoli, l’antica chiesa di San Michele del Fiume, così denominata per distinguerla da quella edificata dentro la mura castellane, sempre dedicata all’Arcangelo Guerriero…

…fino agli inizi del ‘900.

Ma questa è un’altra storia!

[1] Mondavio, notizie storiche e descrittive – G. Stortoni – 1889 (in “Pillole di Storia” di C. De Santi)
[2] Preistoria nella Valle del Cesano – G. Damiani (in Castelleone di Suasa, vol. 1)
[3] Bullettino di paletnologia italiana – A. Monti
[4] Bullettino di paletnologia italiana – U. Rellini
[5] Istorie dello stato di Urbino – U. M. Cimarelli – 1642
[6] Della nobiltà e gentilezza – F. Seta – 1629
[7] Mondavio dalle origini alla fine del Ducato di Urbino (1631) – A. Polverari – 1984
[8] Della nobiltà e gentilezza – F. Seta – 1629
[9] Mondavio, notizie storiche e descrittive – G. Stortoni – 1889 (in “Pillole di Storia” di C. De Santi)
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