Sant’Eleuterio

A sovrastare San Michele, nella collina immediatamente dietro la Fornace, c’è la “casa del dottor Ricci”. Si tratta di un edificio molto antico, in quanto costruito sui ruderi di una costruzione preesistente.

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2019 - Foto aerea della Fornace

2019 – Foto aerea della Fornace di San Michele. Sullo sfondo si notano Mondavio e la “casa del dottor Ricci”, soggetto di questo articolo.

Altra testimonianza nella nostra zona, oltre alla corte detta “Numero”, è la dedica a Sant’Eleuterio oggi, insieme a San Michele Arcangelo, patrono di Mondavio la cui festa si celebra a spesa pubblica il 26 maggio. Eleuterio, nome di origine greca, significa “il liberatore”.

Una prima indicazione per ubicare il sito di Sant’Eleuterio ci viene fornita dall’Antonini:

[…] Altri poi [dicono] che [l’antico castello] fosse in quella parte, o fondo di territorio che si dice di San Pietro e del Castellaro ove parimenti si vedono antichi vestigi […].

Come abbiamo visto, Sant’Eleuterio faceva parte della corte del Castellaro di Pietro di Guiduccio di Guido.

Territorio intorno al 1000 (campagne di Mondavio)

Territorio intorno al 1000 (campagne di Mondavio) – con evidenziati i siti legati alla storia antica della zona che va da San Michele al Fiume, a Valdiveltrica, a Orciano (disegno G. Pierangeli)

Dalla zona denominata “Romanella” un’antica strada, non completamente cancellata dall’aratro, sale fino alla sommità del colle chiamato “Montericco”, su cui si erge una grossa costruzione di proprietà del dottor Ricci. È un sito veramente fenomenale! Ruotando su se stessi, fino a compiere un angolo giro, è possibile sconfinare con lo sguardo, dal monte al mare, sin dove occhio umano riesce a focalizzare. Un’eccezionale posizione strategica occupata in passato da una costruzione a pianta quadrata, demolita, di cui abbiamo trovato traccia nella visita all’Archivio di Stato di Pesaro (Catasto Pontificio).

Il 24 maggio 1139 il Papa Innocenzo II in laterano, conferma all’Eremo di Fonte Avellana i suoi possedimenti e diritti. Tra questi in Comitato Senigalliese, viene nominata la Chiesa di Sant’Eleuterio nella corte di Castellare con le altre chiese.

Già nel 1140, scrive lo storico fanese Amiani:

Fano aveva voluto recuperare alcune Castella che dalle città vicine erano state usurpate, ed erigere alcune Rocche ne’ confini del territorio […].

Il 2 gennaio 1151 Rainuccio vende a Fonte Avellana, nella persona del Rettore di Sant’Eleuterio, una pezza di terra nella regione di Sant’Eleuterio, nel territorio di Senigallia.

Il 13 marzo 1154 Giovanni, abate di San Gaudenzio, permuta con Savino priore di Fonte Avellana, per ciò che spetta alla chiesa di San Gaudenzio o alle chiese da essa dipendenti di San Michele colline Urbani, di San Paterniano de Manpula e di San Gervasio di Bulgaria, tutti i beni che una volta furono di Giovanni Baruncelli e di Ugo suo fratello. Tra gli altri beni elencati: la chiesa di Sant’Eleuterio sita presso il castellare Guidonis de Guidone, i possessi che la chiesa di Fonte Avellana detiene da Guiduccio e da suo figlio Pietro.

Sant’Eleuterio è ricordato nella bolla di Adriano IV del 1156, con i vocaboli:

  • la Cappella di Sant’Eleuterio con le sue pertinenze;
  • metà del Castello di Orciano con gli uomini nella sua corte ed i possessi nella corte di Sant’Eleuterio e nel Cesano.

E nella bolla di Alessandro III del 1178:

  • la cappella di Sant’Eleuterio con le sue pertinenze;
  • tutta la corte di Sant’Eleuterio e tutti i possessi in MonteAvio e nel Cesano.

Questi possedimenti appartenevano al Monastero fanese di San Paterniano.

L’Amiani così fa menzione del castello di Sant’Eleuterio:

Nel 1227 uno de’ provvedimenti del nostro pubblico fu la risoluzione dell’ingrandimento della nostra città, […] ad effetto ancora di allettare que’ molti cittadini, che per isfuggire le turbolenze delle fazioni Guelfa e Gibellina, eransi rifugiati nel Contado in diverse Castella a ripatriare […] In breve tempo si vidde molto accresciuta la Città per concorso delle Famiglie, che dal Contado discesero ad abitarla, demolite le proprie case ne’ Castelli, e quivi rifabbricatele. In tale occasione grandemente risentissi Anastasio Abate di San Paterniano per grave danno, che provò il Monastero nella perdita di tante famiglie, e quasi total demolizione de Castelli di S. Vito, Cassaspessa, S. Eleuterio, Cavallara, Lubacaria, Castel del Sasso ed altri ch’eran soggetti all’Abazia.

Ciò che rimase dell’antico Castello venne, come ancora riferisce lo storico fanese, distrutto da un terremoto:

Ma nel 1279 per l’orribil tremuoto che tanto afflisse la Marca, il Ducato Spoletino e la Romagna, rovinarono i Castelli di Sant’Eleuterio, di CassaSpessa e di Santa Felicita alla Abbazia di San Paterniano appartenenti con molti altri del Contado, de’ quali son rimaste neppure le vestigia.

Nelle Tavole Albriziane del 1764: “Il Territorio antico della Città di Fano”, fra i luoghi distrutti, al n. 59 ritroviamo S. Eleuterio.

1764 - Territorio antico della città di Fano (Biblioteca Federiciana)

1764 – Particolare dalla mappa “Territorio antico della città di Fano” di Onofrio Gramignani, conservata presso la Biblioteca Federiciana di Fano (la versione intera è disponibile online qui: https://archive.org/details/BifDS-B10_41)

Anni fa ho avuto modo di incontrare il dott. Ricci, proprietario del rustico che sovrasta “la buca” della Fornace di San Michele al Fiume, e consegnargli personalmente le mie ricerche sul sito di Sant’Eleuterio. La costruzione di sua proprietà in “Montericco” è, come da spiegazione fornitagli direttamente, una sovracostruzione sulla preesistente cappella di Sant’Eleuterio, demolita, come si evince dal mappale giacente all’Archivio di Stato di Pesaro (Catasto Pontificio).

Ricostruzione ipotetica della cappella di Sant'Eleuterio

Ricostruzione ipotetica della cappella di Sant’Eleuterio (disegno G. Pierangeli)

Della antica chiesa sono ancora visibili le volte delle originarie aperture che “spariscono”, quasi completamente, nel terreno riportato fino al nuovo piano abitativo. Ho anche prospettato l’ipotesi, visto che il pavimento in questione è in terra battuta, di scavare una trincea a ridosso della parete per arrivare a scoprire il piano originario.

Posizione dell'antica cappella rispetto all'edificio attuale - vista da est

Posizione dell’antica cappella rispetto all’edificio attuale – vista da est (ricostruzione di G. Pierangeli)

Posizione dell'antica cappella rispetto all'edificio attuale - vista da nord

Posizione dell’antica cappella rispetto all’edificio attuale – vista da nord (ricostruzione di G. Pierangeli)

I ruderi di questo edificio erano raffigurati anche in una delle due tele, con le cornici murate alla parete sinistra della cappella fatta costruire a Val di Vetrica nell’800, dalla famiglia Ginevri. In questo dipinto, il sito di Sant’Eleuterio era in primo piano e, a destra, più in alto c’era “Val di Vetrica”; a sinistra Mondavio e sullo sfondo Orciano.

Ricostruzione di quanto raffigurava un dipinto presente nella chiesa di Valdiveltrica

Ricostruzione di quanto raffigurava un dipinto presente nella chiesa di Valdiveltrica, antica “Val di Vetrica” (G. Pierangeli)

2019 - Foto aerea delle colline in zona Valdiveltrica

2019 – Foto aerea delle colline in zona Valdiveltrica, da un’angolazione non troppo diversa da quella del dipinto perduto.

In seguito alle trasformazioni avvenute negli ultimi anni, le due tele sono state asportate ed esulate verso lidi sconosciuti. Peccato! La “foto” sarebbe oggi preziosissima per testimoniare quanto da noi proposto in passato al prof. Nino Finauri, autore insieme a Peris Persi del volume “Ville e residenze di campagna nella media e bassa Valle del Metauro”, dove a pag. 132 si dice:

«Val di Vetrica», come significato del nome si può pensare alla parola latina vetus-veteris (= cose antiche), vista la supposta presenza nella zona di molti reperti archeologici. Quindi Val di Vetrica è sinonimo di Valle dei ruderi (ipotesi proposta da G. Pierangeli).

 

Giuseppe Pierangeli

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Una risposta a Sant’Eleuterio

  1. Mario Francesco Secchiaroli scrive:

    Ricerca storica di grosso spessore. Giuseppe Pierangeli conoscitore dei luoghi in oggetto ha avuto intuizione formidabile nel ricostruire le nostre radici storiche.

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