Il Castellaro e Santa Maria della Quercia

Non lontano dalla chiesa di Santa Maria della Quercia (ubicata a metà strada tra San Michele e Mondavio) anticamente sorgeva il Castellaro: una delle costruzioni antecedenti alla edificazione del castello di Mondavio.
In questo articolo sono riportati diversi documenti d’archivio relativi al Castellaro, seguiti da un approfondimento storico sulla chiesa di Santa Maria.

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IL CASTELLARO

Scrive Palustro Infecondo (pseudonimo del mondaviese Giovanni Antonini) sull’origine di Mondavio:

Altri poi dicono che fosse in quella parte o fondo di territorio che si dice di San Pietro e del Castellaro ove parimenti si vedono antichi vestigi.

La “Curtis” è stata una organizzazione politico-amministrativa con la quale i longobardi organizzarono stabilmente l’economia agricola. Di questa presenza longobarda oltre al toponimo “Castellaro” e alla dedica all’Arcangelo guerriero della chiesa di San Michele al Fiume abbiamo anche i vocaboli “Sala” (Rio di San Michele detto Saletto o Saliceto) e “Gahagi” (Ponte delle Gagge).

Le vicende del Castellaro di Guido sono strettamente collegate ai destini di Sant’Eleuterio prima e, successivamente, alla costruzione del Castello di Mondavio.

L'edificio che sorge dov'era il Castellaro e sullo sfondo Mondavio

2020 – Vista dell’edificio che sorge dov’era il Castellaro, con Mondavio sullo sfondo

Questa grande proprietà viene nominata per la prima volta nel 1139, il 24 maggio, nella conferma a Fonte Avellana dei suoi privilegi da parte del Papa Innocenzo II. Nel febbraio 1145 ritroviamo la “Terra de Guidutio filio Guido” come confine in una donazione, da parte di Corbolo figlio di un certo Basto e Ota sua moglie, a Savino priore di Fonte Avellana, di una chiusa nel Comitato di Senigallia.

Nell’aprile 1146 Guido Guidonis, consenzienti Pietro e Aimo suoi figli, dà in pegno a Savino, priore dell’eremo di Santa Croce di Fonte Avellana, alcuni suoi beni siti nel territorio di Senigallia, nel fondo di Sant’Eleuterio, per venti soldi inforziati con la condizione che, qualora possa riscattare il debito entro il primo agosto, l’oggetto del pegno torni al cedente; in caso contrario l’eremo terrà la quarta parte delle messi ed il cedente perderà ogni diritto di riscatto.

Il 2 gennaio 1151, Rainuccio vende all’eremo di Fonte Avellana nella persona del rettore di Sant’Eleuterio, una pezza di terra nel territorio di Senigallia, nella regione di Sant’Eleuterio al prezzo di ventiquattro soldi di inforziati. Nei confini: a secondo vero latere detinet Guido filius quondam Guidonis.

Il 19 giugno 1152 Pietro de Guiducio Guidonis e Guilimarca, sua moglie donano a Fonte Avellana tutte le loro proprietà nel Comitato di Senigallia e di Fano e cioè:

  • Nel Castellaro de Guiducio de Guido e nella sua corte;
  • Nel monte Bretenzoni e nei suoi dintorni;
  • In Cerqua Cupa e nei suoi dintorni;
  • Nella Corte di Santa Maria in Portuno;
  • Nel Piano Sasano;
  • Nel Castello di Frattula e nella sua corte;
  • Nel Castello de Marco e nella sua corte;
  • Nel Castello Girardo e nella sua corte;
  • Nel Castello Belvedere e nella sua corte;
  • In Campo Longo e nella sua corte ed in qualsiasi altro luogo.

Confini:
A primo latere flumen Metauro, a secundo flumen Isini, a tercio litis maris, a quarto alpis montis.
Intra hec latera damus et donamus et offerimus vobis omnes predictas res, quod est de proprietate nostre quocumque modo.
Idest detenis, vineis, olivis, campis, silvis, rivis, aquis, aquimolis, saleptis, pratis, pascuis, cultis et non cultis ecclesiis, castellis, ripis, fusatis, molendinis, cum arboris frutiferis et non frutiferis, cum introito et exitu suo et cum omnibus que infra se aut super se abentes et sibi pertinentis in integrum.

Ego Petrus Tabellio de Urciano scripsi et complevi.

[Al primo lato il fiume Metauro, al secondo il fiume Esino, al terzo la costa del mare, al quarto i monti.
Entro questi lati diamo, doniamo e offriamo a voi tutte le predette cose, che sono di proprietà nostra in qualunque modo.
In altre parole ?, vigneti, ulivi, campi, boschi, torrenti, acque, ?, ?, prati, pascoli, chiese consacrate e sconsacrate, castelli, rive, ?, molini, con alberi da frutto e non, con relativi ricavi e uscite e con tutto ciò che all’interno o sopra e le relative pertinenze integralmente.]

Il 13 marzo 1154, Giovanni, abate di San Gaudenzio, permuta con Savino, priore dell’eremo di Santa Croce di Fonte Avellana, per ciò che spetta alla chiesa di San Gaudenzio o alle chiese da essa dipendenti di San Michele Colline Urbani, di San Paterniano de Mampule e di San Gervasio Bulgarie:

Tutti i beni che una volta furono di Giovanni Baruncelli e di Ugo suo fratello, la chiesa di Sant’Eleuterio, sita presso il Castellare Guidonis de Guidone, i possessi che la chiesa di S. Croce di Fonte Avellana detiene da Guiduccio e da suo figlio Pietro […].

Il 4 aprile 1155 Pietro de Guiducio Guidonis e Leonardo suo figlio con Guidilmarca e Sofia loro mogli donano per l’anima propria e dei loro parenti, a Savino priore dell’eremo di S. Croce di Fonte Avellana ed ai suoi confratelli, la loro proprietà nel comitato di Senigallia nella Corte del Castellare, nella parrocchia di Santa Maria de le Terre.

Confini: a primo latere via pubblica qui venit Sancta Maria de le Terri; a secundo de subta via qui venit Sanctum Petrum et vadit Sancti Micaelem; a tercio latere ipsa closura qui olim fuit Trasbertus Viviani et modo est Sancte Crucis; a quarto latere de super ipsa ecclesia Sancta Maria de le Terre.

Ego Petrus Tabellio (de Urciano) scripsi et complevi.

[Al primo lato la via pubblica che viene da Santa Maria delle Terre; al secondo della suddetta la via che viene da San Pietro [di Bulgaria] e va a San Michele; al Terzo una chiusa, la stessa che fu di Trasberto di Viviano e oggi è di Santa Croce [di Fonte Avellana]; al quarto lato, sopra la stessa chiesa di Santa Maria delle Terre.]

Il documento è corredato da un’interessante postilla:

Ego sopradictus prior promitto pro me et meis successoribus si vos ves vestris heredes feceritis castellum in ipso monte ubi ecclesia Sancte Mariae de le Terri edificata est et quieseritis recuperare nobis supradictam terram, promittimus restituire vobis recepto gambio a vobis vel a vestris heredibus ad similem.

[Io sopradetto priore prometto per me e per i miei successori che se voi oppure i vostri eredi farete un castello nello stesso monte ove è edificata la chiesa di Santa Maria delle Terre e chiederete di recuperare da noi la sopradetta terra, promettiamo di restituire, in cambio di un altro bene, a voi oppure ai vostri eredi allo stesso modo.]

Il nuovo castello non venne mai costruito nel monte stesso dove era edificata la chiesa di Santa Maria delle Terre (oggi della Quercia) ma a Monte Avio, qualche decennio più avanti.

Il 7 giugno 1163, nel Castellare Guiducum, Atto, figlio del fu Garello, priore di San Paterniano, con i suoi monaci, dà in enfiteusi a terza generazione a Giovanni e Benedetto figli di Martino e a Benedetto presbitero e a Berta e Maria loro sorelle, un terreno già in dote della chiesa di San Pietro, per l’annua pensione di un amiscere di tutti i frutti e della decima.

Cartina ottocentesca della zona tra Mondavio e San Michele

Cartina ottocentesca della zona tra Mondavio e San Michele, con in evidenza le costruzioni più importanti: chiesa di Santa Maria della Quercia, il Castellaro e i due borghetti (disegno di G. Pierangeli, basato sulla mappa del catasto pontificio)

Il toponimo “Castellaro” è sopravvissuto fino ai giorni nostri. In una cartina ottocentesca troviamo raffigurata la “Contrada del Borghetto” preceduta dalla definizione “Casa Ducale Lotenberg”.

Il principe Augusto Massimiliano erede del principe Eugenio di Beauharnais, vicerè d’Italia, aveva assunto il titolo di Conte di Leuchtenberg ed era entrato in possesso della grande possidenza rustica e urbana derivante dalla soppressione delle corporazioni religiose operata da Napoleone, denominata  l’Appannaggio. Nell’avviso d’asta pubblica del 25 febbraio 1809, il “Direttore del Demanio, Boschi, e diritti riuniti nel Dipartimento del Metauro” Dossi, comunica che:

si vogliono affittare per un novennio rescindibile di tre in tre anni gl’infrascritti beni procedenti dalle corporazioni sulla cui sostanza venne apposta la mano regia.

I beni dell’Appannaggio vennero, nel 1845, per volontà di Papa Gregorio XVI, riscattati dalla Santa Sede e venduti agli agricoltori del luogo. Tra quelli mondaviesi troviamo: Del Moro Cesare; Castellaro, la cui superficie misura 5 coppe e 6 canne. Il “Borghetto” e la vicina chiesa di Santa Maria sono dunque ricollegabili al “Castellaro” ricordato dall’Antonini nelle sue annotazioni al “Discorso” del Seta.

L'edificio che si trova oggi sul colle del Castellaro

Oggi, nel colle su cui si ergeva “Il Castellaro” longobardo, si trova un edificio fatto costruire nel 1868 (foto del 2020)

Oggi, nel colle su cui si ergeva “Il Castellaro” longobardo, si trova un edificio (fatto costruire nel 1868) di proprietà del sig. Paci Piergiorgio. Meritano un’attenta considerazione i materiali reimpiegati nelle soglie delle finestre della facciata, probabilmente recuperati dall’antica costruzione ubicata nella vicina spianata.

Dettaglio dei particolari architettonici della casa colonica attualmente presente sul colle del Castellaro

Dettaglio dei particolari architettonici della casa colonica attualmente presente sul colle del Castellaro. I davanzali delle finestre potrebbe essere stati recuperati dalla costruzione più antica (disegno di G. Pierangeli)

 

RIEPILOGO

Nella ricerca delle nostre radici storiche sono state finora trattate le vicende che portarono i suasani, scampati alla distruzione della Città (409 d.C.), a trasformare il casale dell’ “Aguzza” in Castello. La ristrutturazione dell’Impero Romano d’Occidente da parte dei Bizantini, dopo la lunghissima Guerra Gotica (527-565 d.C.) con la costituzione dell’Esarcato di Ravenna (nuova capitale) con annesse le due Pentapoli. Nel nostro territorio questa presenza è documentata dalla “Corte detta Numero” e dalla “Chiesa e Castello di Sant’Eleuterio”.

L’arrivo dei longobardi (569 d.C.), che porterà alle istituzioni dei vari Ducati, è testimoniato dalla presenza della famiglia di Pietro di Guiduccio di Guido, proprietaria del “Castellaro”.

GENEALOGIA DEI FEUDATARI LONGOBARDI DEL CASTELLARO

Genealogia dei feudatari longobardi del Castellaro

Genealogia dei feudatari longobardi del Castellaro (personaggi vissuti nel XII secolo)

Con le donazioni, del 19 giugno 1152 e dal 4 aprile 1155, le proprietà longobarde passano all’Eremo di Santa Croce di Fonte Avellana. Così, fino all’arrivo di Napoleone, quando vengono confiscati i beni ecclesiastici e venduti alle pubbliche aste (25 febbraio 1809), “Il Castellaro” e la “Contrada del Borghetto” fanno parte dell’Appannaggio del principe Augusto Massimiliano di Leuchtenberg, erede di Eugenio di Beauharnais, Vicerè d’Italia.

Nel 1845, questi beni vengono riscattati da Papa Gregorio XVI e rivenduti agli agricoltori del luogo. Il podere “Castellaro” è acquistato dal colono Cesare Del Moro.

Le “terre” dell’Aguzza, Sant’Eleuterio e il Castellaro erano soggette alla chiesa parrocchiale di Santa Maria delle Terre, oggi “della Quercia”.

 

LA CHIESA DI SANTA MARIA DELLA QUERCIA

“Sulla strada che porta a San Michele, dove ora si trova il Cimitero – scrive Mons. Polverari – è sita la chiesa di Santa Maria delle Querce, quasi abbandonata, in cui si ammira un antico affresco […]”[1].

Addossata al ciglio della strada, in prossimità della “Contrada del Borghetto”, i lavori di ristrutturazione e consolidamento, effettuati alcuni anni fa, hanno evidenziato origini ben più antiche della quattrocentesca costruzione.

Alla chiesa era, un tempo, annessa un’abitazione che comprendeva: camera, cucina, forno ed una stalla per un asino da soma.

La chiesa di Santa Maria della Quercia negli anni '20

La chiesa di Santa Maria della Quercia negli anni ’20, in una foto di Luigi Peroni (scansione dalla lastra negativa conservata presso l’archivio di Claudio De Santi)

Questo piccolo complesso era alle dipendenze di un rettore che amministrava entrate e uscite, dato che in detta chiesa avevano obblighi di messe in suffragio i Patrizi della terra di Mondavio.

Nel 1537 se ne interessò Paolo III che concesse indulgenze plenarie ai fedeli pellegrini. Nel ‘600 la chiesa viene aggregata a San Giovanni in Laterano.

Nella visita pastorale, fatta il 27 ottobre 1610, dal Vescovo di Fano Tommaso Lapi, viene visitata la chiesa di Santa Maria, dove era eretta una confraternita dello stesso nome.

Come rettori ricordiamo: Lorenzo Lanucci; Nicolò Antonini; Alfiero Ridolfi; Antonio Agabiti; Giulio Lorenzo Savelli; Aldo Fluidi.

Nell’anno 1716, in agosto, ai Rettori successero i Sindaci: Giulio Ignazio Seta (1716, agosto); Lorenzo Berti (1727, 1° maggio); Nicolò Antonini (1744); Nicolò Celli (1795); Lucio Lanucci. In una nota si legge: Seta Giulio, Sindaco di Santa Maria della Quercia, dona una pianeta verde con fiori d’oro al Cappellano Filippo Averardi.

La chiesa di Santa Maria della Quercia oggi

La chiesa di Santa Maria della Quercia oggi (2020)

E – continua il carissimo compianto amico Silvio Giacomelli, che mi regalò queste preziosissime notizie – “(sembra che) detta chiesa possa essere (stata) un’antica parrocchia unita alla chiesa di San Pietro e di San Paterniano dall’anno 1444 (15 ottobre, in tempo di Papa Eugenio IV, per rogito di Girolamo Notaro di Fano). Un cappellano pro-tempore risiedeva nella chiesa ed era eletto dalla Comunità. Ad ogni anno si fermava per l’adempimento degli accennati obblighi. A disposizione del Cappellano, ma di proprietà della chiesa di Santa Maria, v’era un campo nelle vicinanze. La rendita annua era di circa due some di mosto.”

Questa chiesa era anticamente denominata “Santa Maria delle Terre”. Era parrocchia, nella cui giurisdizione rientrava la “Corte di Sant’Eleuterio”, appartenente al Castellaro di Guido, di cui abbiamo compiutamente trattato le vicende.

G. Pierangeli

13/08/2020

 

[1] Mondavio dalle origini alla fine del Ducato di Urbino (1631) – A. Polverari – 1984

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